Un libro per il weekend: il senso di una fine

Julian Barnes - Il senso di una fine

Oggi vi voglio lasciare con un libro perfetto per il weekend, non tanto per un tema specifico, ma perché la sua lunghezza si adatta a una situazione di questo tipo: oggi è giovedì, voi uscite dal lavoro e andate a nella vostra libreria di fiducia e vi comprate lui; non iniziate ancora a leggerlo questa sera, siete stanchi, avete lì in sospeso una puntata di qualche serie tv o un film che vi aspetta da un paio di giorni. Al massimo ve lo portate nel letto, lo appoggiate sul comodino e lo rimirate per un po'. Vi rileggete la quarta di copertina, anche se ormai non vi fidate più, ma è un modo per tergiversare, perché avete la sensazione che quando inizierete questo libro non sarete più tanto capace di smettere. Infatti è questo che accadrà: venerdì sera, al ritorno dal lavoro inizierete a leggere e non riuscire a chiudere quel libro finchè non l'avrete finito. Non vi sto dicendo che vi dimenticherete del vostro weekend tanto atteso, degli amici da incontrare o delle commissioni da fare; vi sto dicendo che quando farete tutte queste cose non vedrete l'ora di avere 15 minuti per voi, la vostra poltrona preferita (o qualsiasi altro sia il vostro spazio di lettura), e Julian Barnes.

julian barnes

Non voglio dirvi molto di più, voglio lasciarvi con la tentazione, almeno la curiosità di andare a vedere di che libro si tratta.

Dalle nostre letture dei classici sapevamo che l'Amore comportava Sofferenza e ci saremmo volentieri allenati a Soffrire se ciò avesse comportato la tacita, perfino ragionevole promessa che prima o poi sarebbe arrivato l'Amore. (p. 16)

Urgenza del dire (p.20)

julian barnes

Mi direte, ma non erano gli anni Sessanta? Sì, ma solo per qualcuno, e solo in determinate zone del paese. (p.25)

All'improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri. (.82)

Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto a noi stessi. (p.96).

grey sky

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