Jérome Ferrari, Il sermone sulla caduta di Roma

jerome ferrari

Per sintetizzare questo romanzo con poche parole potrei dire che questo è uno di quei libri che, dopo averlo letto, ti fa sentire molto intelligente. Non fraintendetemi, non vuole essere un libro pretenzioso e il suo autore non vuole sentirsi più intelligente per averlo scritto. Credo che sia nella natura di filosofo di Ferrari scrivere e approcciarsi a una storia in questo modo.

La trama non è nulla di eccezionale: due generazioni a confronto, due mondi diversi, che finiscono allo stesso modo. La parte più grande di questo libro è lasciata alla scrittura. Studiata, costruita eppure naturale, tanto da riuscire a scivolare via. Però senza di essa il libro sarebbe perso in una trama banale e vacillante. Dal 1918 a oggi in sole 175 pagine; da Parigi alla Corsica all'Africa.

Non è un libro facile, però, se avrete la pazienza di lasciarvi guidare tra le parole di Sant'Agostino e le vicende di un bar di paese, troverete molto di più di quello che potreste aspettarvi da questi due elementi narrativi.

 

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