Hilary Thayer Hamann: Antropologia di una ragazza (americana)

2013-04-24 15.28.20.2

Non so davvero da dove partire per parlarvi di questo libro, potrei dirvi che una parola nel titolo non potrebbe essere più esatta per descrivere la trama di questo romanzo: antropologia. Se vediamo questa scienza come quella che studia gli esseri umani sotto vari aspetti, allora sì, non potrebbe essere più giusto. Evie è una ragazza di 18 anni che vive tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta e si racconta nei particolari alcuni anni della sua vita. Ma sarebbe un errore, sarebbe come omettere gran parte dell'essenza del romanzo. Questo libro è molto, ma molto di più, voi nemmeno vi immaginate. Quindi da dove partire? Forse dalle annotazioni che ho preso strada facendo? Proviamo.

Quando a pagina 33 su 700 capisci che hai per le mani un tesoro, una parte di te formato carta, inchiostro e personaggio, ti puoi ritrovare frasi come questa:

Un conto era dover parlare con la gente, un'altra cosa era addirittura sollecitarla, una conversazione. Se avessi agito in maniera contorta e non avessi guardato la gente negli occhi, avrebbero voluto sapere cosa c'era che non andava, e io avrei dovuto dire: Niente, dato che davvero non c'era niente che non andasse. Niente è una cosa facile da sentire, ma una cosa difficile da esprimere. (p.32-33)

A volte sei fortunato e incontri certi libri che hanno racchiuso dentro di sé tutto quello che desideri da una lettura: non bastano una storia interessante, dei personaggi descritti bene e che magari ti rispecchino, ci vogliono le parole giuste e, purtroppo, molto pochi sono gli scrittori con la "S" maiuscola. Non servono giri di parole contorte o finta poesia, servono le parole esatte scritte nel momento esatto in cui devono essere scritte.

In realtà, quel gesto mi salvò. Fu poesia, davvero - l'ostilità aleatoria, il bene aleatorio. (p.133)

Forse questa recensione sarà ancora più malriuscita del solito, forse sarà solo una sequenza di citazioni, ma avete presente quando avete davanti una cosa talmente bella che non trovate le parole più adatte a descriverla? A raccontare le emozioni che vi ha suscitato? Ecco, è quello che succede a me ora.

Non mi importava che il mio lavoro si fosse rovinato; e la natura dell'arte arrendersi. Quando sei un artista, possiedi una spinta, te ne liberi, rinunci al risultato. (p.229)

Camminare sul palco è come camminare nella vita, solo che le luci ti fanno sentire una star, e quando arrivi al margine devi girarti e tornare al centro. Forse è per questo che gli inglesi eccellono nel teatro, perché la Gran Bretagna è insulare. La gente lì si può avventurare fino a un certo punto prima di arrivare a un'estremità, prima di dover ripiegare. L'America è una terra desolata; qui vagabondiamo senza modestia o limitazione, lasciandoci delle cose alle spalle, prendendo e andandocene quando le situazioni diventano complicate In realtà, l'America era una terra desolata; adesso è tutta costruita. (p.231)*

Le citazioni che mi sono segnata sarebbero molte di più, ma mi fermerò qui. Vorrei lasciarvi con questa che mi piace definire dichiarazione d'amore al libro che mi è venuta dal cuore circa a pagina 400, dopo aver letto l'ennesima pagina che sembrava poesia, quella vera, quella che sa scaturire immagini vere e che ti smuove il cuore.

Per favore trattate bene questo libro. Primo perché si rompe facilmente e le pagine scivolano via. Secondo, perché è prezioso. E' una di quelle storie importanti, di quelle che mentre racconta se stessa racconta anche te. Bisogna maneggiarlo con cura. Ogni pagina, ogni riga, ogni parola ha un posto preciso ed un significato che ne cela altri dieci. Se non siete sicuri che faccia per voi, per favore lasciate stare. Se i libri lunghi vi spaventano, non vi avvicinate. Se il tempo lento e ondulante di un racconto vi si addice, lasciatelo a chi saprà apprezzare. Per questo libro bisogna avere tempo. Se si potessero leggere almeno una centina di pagine al giorno, sarebbe perfetto. Perché non ci sono grandi colpi di scena che aspettano dietro l'angolo, ma attimi che si appoggiano su pensieri e stanno uno in fila all'altro, così vicini perché è così che devono essere letti. Voglio bene a questo libro, vogliateneglie anche voi, sia che decidiate di adottarlo, sia che decidiate di lasciare stare e di non odiarlo per avervi fatto perdere tempo. Se, però, gli vorrete bene, lui saprà ricompensarvi con una splendida Storia.

[Grazie a M. per avermi segnalato questo tesoro].

PS: oggi pomeriggio credo di pubblicare una pagina da cui proprio non mi so staccare.

*Vi devo spiegare la parentesi del titolo. In realtà non ci sarebbe, cioè, nel titolo tradotto in italiano è stato omesso (il motivo non mi è chiaro, se non quello dello spazio per l'immagine di copertina), ma nell'originale è presente e leggendo il libro si capisce perchè è stato messo. Uno dei molti momenti è quello della citazione a cui questa nota è legata.

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