Antropologia di una ragazza, paragrafo 32

Qui è dove vacillo, dove mi perdo. Qui è dove le idee di quello che è vero e falso si rovesciano, e il tempo si disperde, gettato a terra come pagine da leggere. E' difficile raccontare quello che è successo. So che la mia angoscia era indescrivibile e la pronfondità della mia solitudine sconvolgente. So che ho lavorato molto duramente e che non ho mai avuto intenzione di ferire nessuno. Non riesco a descrivere una vita spogliata di felicità. Ci sono episodi e avvenimenti che spiccano come felici, anche se quella felicità era il tipo di euforia che senti a una festa che hai organizzato per te, quando dici quanto ti stai divertendo, ma dentro hai la nausea per quanto ti detesti, ancora più disperata per il fatto di esserci arrivata così vicina. Quello che mi mancava era qualcosa di perduto. Quello che avevo perduto era me stessa. Forse avevo una capacità di recupero; forse se avessi invocato Dio, sarei potuta sopravvivere al fuoco o alla carestia. Ma chi è così bravo da sopportare un cuore spezzato? Un cuore spezzato è un puzzle a sé - pezzi mancanti, pezzi mutilati. Si deve consumare con l'attesa, e io lo stavo facendo. Diventai una persona nuova. Una persona che era un mistero. Impressionante, come l'estremità sfilacciata di un fio elettrico vivo. Ero spericolata, perché per annegare hai bisogno di restare appeso al margine degenerato del mare. Mi ricordo di lei, che implorava i volti degli amici, senza chiedere niente. Chi vedevano loro, quando non era se stessa quella che mostrava? Cos'era che volevano, quando la sua mancanza superava la sua capacità, la sua disperazione oltrepassava le sue doti, la sua competenza le sfuggiva? Se era amata, era perché é più facile essere amabili che essere sinceri. [...] Naturalmente c'erano degli angeli - ci sono sempre degli angeli - gente con la capacità d'animo di vedere oltre la tua maschera, che si fanno avanti per dire qualcosa di significativo alla purezza che c'è in te. Ma nessuno aveva il potere o la volontà di spostarmi dal mio cerchio di sofferenza. [...] Questo non è facile. Questo è quando la mia giovinezza mi sfugge, quando invecchio, con tutto che si chiude. Questi sono anni senza incidenti o episodi, quando la fine di ogni giorno è determinata prima ancora che cominci -  quando non c'è alcuna possibilità di vedere lui. [...]. Hilary Thayer Hamann, Antropologia di una ragazza

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