Anna Funder, Tutto ciò che sono


Forse di romanzi con al centro della storia il nazismo non ne possiamo più, di sicuro io. Sono sempre scettica nei confronti di questo tipo di storie,ma quando una fonte sicura mi convince che questo libro va oltre, ci provo. A poche pagine dall'inizio, più precisamente a pagina 21, capisco, o meglio, una frase mi fa avere una speranza sul futuro di questa storia.
E adesso, un'eternità dopo, se non faccio attenzione mi ritrovo a pensare: Perché Dio ha salvato me e non tuttigli altri, i credenti? Nel profondo, la mia forza e la mia fortuna hanno un senso solo se mi vedo come parte del Popolo Eletto. Immeritevole, ma comunque Eletto; sono la prova vivente della Sua irrazionalità. A ben guardare, né io né Dio meritiamo di esistere.
Una delle cose belle di qua rivelare particolari delle cose che non avna fotografia potevesto romanzo sono i piccoli particolari che saltano fuori quando meno te lo aspetti, certe frasi così semplici da sembrare banali a prima vista, ma che risultano essere vere più di quanto non sembri.
E' una di quelle anime rare che ammettono anche silenzi di minuti interi. [p.25] Ma devo dire che, in generale, è stato un bene non essere una bella donna. Passare quasi inosservata mi rendeva libera di guardare. [p.45]
Anna Funder, tutto ciò che sono Più le pagine vanno avanti, aumentano di numero e si riduco di spessore, la storia diventa qualcosa che non mi aspettavo. Certo, centra anche un po' d'amore, ma sono amori non esaltati, portati al loro massimo romanticismo in tempo di guerra per far spargere lacrime e lacrime al lettore. No, ci sono i momenti quasi romantici, ma passano in secondo piano una volta che si capisce la portata dei personaggi e delle  loro azioni nella Storia. Se siete di quelle persone a cui interessa solo il lato rosa della vicenda, io eviterei questo libro, ma se siete di quel gruppo di persone che ricerca sempre quel qualcosa in più in un libro che legge, allora direi che Tutto Ciò che Sono fa per voi. Forse una cosa che mi rende una delle voci narranti molto simpatica, è che metà della sua vita è la fotografia.
Scoprii che una fotografia poteva rivelare particolari delle cose che non avevo afferrato al momento di scattare la foto. Era come se mi facesse percepire la pura essenza fisica di un soggetto, il suo peso e la sua bellezza nel mondo, senza con questo spogliarlo delle sue qualità simboliche. [p.100]
 
Questa vasta vita - quella vera, interiore, nella quale siamo ancora in contatto con i morti (perché il sogno dentro di noi ignora banalità come il respiro o l'assenza) -, questa vasta vita non è sotto il nostro controllo. Tutto quello che abbiamo visto e tutti quelli che abbiamo conosciuto entrano in noi e ci costituiscono, che ci piaccia o no. Siamo collegati in un disegno che non possiamo vedere e di cui non possiamo conoscere le conseguenze. Un'imperfezione qui, un punto saltato là, una bozza tra le fibre, e l'intera stoffa sarà diversa una volta che è intessuta. [p.318]  

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